- Vangeli dei giorni feriali -

COMMENTO AL VANGELO

 

  

 

2a settimana TEMPO ORDINARIO (Mc 3,1-6)

 

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C'era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all'uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. 
E guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell'uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

 

Come vivere questa Parola?
Di fronte alla domanda di Gesù: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». I farisei e gli erodiani non risposero e decisero di cospirare per ucciderlo. Se Gesù avesse rivolto questa stessa domanda a Laurita Vicuña, la giovane beata che la Famiglia Salesiana ricorda, in questo giorno, lei sicuramente avrebbe risposto subito: salvargli la vita. Lei, una giovane che ha vissuto sempre “allegra nella speranza”, non ha esitato ad offrirsi per salvare la vita di sua madre che viveva con un uomo, che voleva approfittarsi anche di Laurita, e lei ha fatto ció che é buono davanti al Signore. Non rimase con le mani incrociate o in atteggiamento complice. E tu, cosa rispondi quando Gesù ti chiede di fare il bene o il male? Salvare una vita o lasciarla morire? Potrebbe essere che oltre alla mano, hai anche il cuore paralizzato?

 

Padre d'immensa tenerezza, che nell'adolescente Laura Vicuña hai unito in modo mirabile  la fortezza d'animo e il candore dell'innocenza, per sua intercessione donaci il coraggio di superare le prove della vita e di testimoniare al mondo la beatitudine dei puri di cuore. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

La voce dalla biografia della beata Laura Vicuña
Nasce a Santiago (Cile) nel 1891. Nel 1900 Laura fu accolta nel collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Junín de los Andes situato nella zona del Neuquén, Argentina. L'anno seguente fece la Prima Comunione e, come Domenico Savio, formulò i propositi di amare Dio con tutta se stessa; di mortificarsi e morire pur di non peccare; di far conoscere Gesù e ripararne le offese. Dopo aver intuito che la madre viveva in una situazione di peccato, si offrì al Signore per la sua conversione. Ci riferisce il primo biografo don Crestanello: "Laura soffriva nel segreto del cuore... Un giorno decise di offrire la vita e accettare volentieri la morte, in cambio della salvezza della mamma. Mi pregò anzi di benedire questo suo ardente desiderio. Io esitai a lungo". Laura intensificò l'ascesi e, con il consenso del confessore, abbracciò con voto privato i consigli evangelici. Consunta dai sacrifici e dalla malattia, morì a Junín de los Andes (Argentina) il 22 gennaio 1904. Nell'ultima notte aveva confidato: "Mamma, io muoio! L'ho chiesto a Gesù da tempo, offrendogli la mia vita per te, per ottenere il tuo ritorno a Dio... Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?". Nel giorno del funerale di Laura la mamma ritorna ai sacramenti ed inizia una nuova vita. La sua salma è nella cappella delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Bahía Blanca (Argentina). Il 3 settembre 1988 sul Colle delle beatitudini giovanili, alla presenza di migliaia di giovani partecipanti al Confronto '88, il Papa Giovanni Paolo II l'ha beatificata e l'ha proposta ai giovani quale modello di coerenza evangelica portata fino al dono della vita, per una missione di salvezza. (Il 22 gennaio si celebra la Memoria liturgica.)

 

Casa di Preghiera San Biagio FMA - Subiaco (Rm)

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Come vivere questa Parola?
Se Gesù è quel dono d'amore del Padre per la salvezza di tutti, come può non effondere ‘sempre' la sua magnanimità? Per Dio non ci sono né giorni festivi né ferie: il Suo Amore sempre dona e sempre si dona. Dunque il rigidismo giudaico del sabato non viene da Dio. Il giorno dedicato al Signore: il sabato per gli ebrei, la domenica per noi cristiani, qualunque altro giorno della settimana per le altre fedi religiose, non può consentire e giustificare l'astensione dall'amare, curare, visitare e nutrire quanti sono nel bisogno. Mai una scelta in nome di una fede religiosa può condurre a indifferenza, chiusura e rifiuto dell'altro. A qualunque razza appartenga. Quando ciò avviene è adulterio da ogni fede e religione!

 

Oggi, nel mio rientro al cuore, chiedo luce di Spirito Santo per snidare ogni tendenza egoistica e pregiudiziale verso i miei fratelli e sorelle vicini o lontani che siano, a qualunque religione appartengano. Mi domando se anch'io in nome della mia fede sono razzista o perbenista.

 

Signore Gesù, che anche le mie mani rattrappite dall'egoismo si aprano al suono della tua voce in gesti di fraternità universale.

 

La voce di un testimone
Io, piccola creatura, uomo, sono stato chiamato da essere trasformato in Dio per partecipazione. E ciò che mi trasforma è la carità, che Dio ha infuso nel mio essere.
Carlo Carretto

 

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