- Vangeli dei giorni feriali -
COMMENTO AL VANGELO
6a settimana TEMPO ORDINARIO (Mc 8,34-9,1)
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”. E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.
Come vivere questa Parola?
Il richiamo a Pietro alla sequela fedele (cf 8,33) viene esteso non solo ai discepoli vicini ma anche a tutta la folla. Gesù avverte che quanti si vergognano di lui “ora”, cioè che non riescono a riconoscerlo in questo mondo, saranno giudicati allo stesso modo “nella gloria futura”: non potranno essere riconosciuti… Si tratta, in qualche modo, replicare la confessione di Pietro – “Tu sei il Cristo” – non solo in privato o nella stretta cerchia di chi la pensa allo stesso modo, ma anche alle porte della città, in sinagoghe, davanti al sinedrio, in tribunale…
È il cammino che Gesù compirà in seguito. E il discepolo fedele lo segue, va dietro a lui, stringe la sua stessa croce, …rinnega sé stesso. Non è un incitamento all’annientamento, al disprezzo di sé. La buona novella del cristianesimo parte sempre da una positiva accettazione di sé stessi, per cui “rinnegarsi” significa non assolutizzarsi, ma compiere un esodo da sé per entrare in piena relazione con Dio e con le persone accanto a noi, intente a percorrere la stessa strada.
Mostrami, Signore, la tua via, perché nella tua verità io cammini; tieni unito il mio cuore… (cf Sal 86,11)
La voce di un gruppo di cantautori – Gen Rosso
Lascia che il mondo vada per la sua strada. Lascia che l’uomo ritorni alla sua casa. Lascia che la gente accumuli la sua fortuna. Ma tu, tu vieni e seguimi, tu vieni e seguimi. E sarai luce per gli uomini e sarai sale della terra e nel mondo deserto aprirai una strada nuova. E per questa strada va’, va’ e non voltarti indietro, va’.
Casa di preghiera San Biagio FMA - Subiaco (Rm)
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Come vivere questa Parola?
Se si leggono superficialmente queste parole che Gesù ha rivolto non ai dodici ma a tutti i suoi seguaci, si rischia proprio di piantare in asso Lui e la sua strada. Un'indomabile amore alla vita, all'espansione di tutto il nostro essere pulsa in noi da sempre. Che senso ha voler "perdere"? Proprio la prima lettura odierna può illuminarci. L'autore di Genesi 11,1-9 narra della sfida che gli uomini decidono di dare al cielo "per farsi un nome". Mire espansionistiche ma non finalizzate alla gloria di Dio e alla costruzione della civiltà dell'amore. L'intento ha per radice un motivo chiaramente egoistico. "Dio, che ha plasmato il loro cuore, comprende tutte le loro opere" (cfr. il salmo responsoriale: Sl 32) e, lungi dall'approvarle, lascia che le loro voglie malsane ingenerino la divisione, la confusione delle lingue. Al contrario Gesù indica la strada: perdere sé, la propria vita e trovare il cuore del proprio esistere: quel sé profondo amato dal Signore a sua immagine e somiglianza perché capace di mettere a morte la propria istintività egoistica, pur di amare.
Oggi, nella mia oasi contemplativa, mi lascio interpellare a fondo da Gesù che m'indica la qualità di vita che conta. A che cosa mi decido quando sorgono piccoli contrasti, quando il mio quieto-vivere è minacciato, quando è l'orgoglio che vorrebbe spuntarla?
La voce di una giovane ebrea scomparsa nei campi di concentramento
Sono riconoscente di non provare nessun odio né sentimento di amarezza ma di avere una gran calma che però non è rassegnazione. La mia vita interiore diventa sempre più semplice, lastricata di benevolenza e fiducia.
Etty Hillesum
Casa di Preghiera San Biagio FMA
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